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Lucio Padovani

Alienazione patrimonio comunale e suo uso per finalità sociali: il “caso” della Cascina San Nicolao

in Beni comuni

Accolgo con favore il fatto ormai acquisito che nel nostro orizzonte concettuale “valorizzare” il patrimonio non significhi esclusivamente disfarsene facendo cassa. Il patrimonio finalizzato ad attività sociali costituisce un valore, di segno diverso, che deve essere considerato da questa amministrazione di interesse strategico.

Credo, tuttavia, che, in questo caso, siamo in presenza di due interessi entrambi legittimi ma contrastanti. La gestione diretta da parte del Comune della Cascina di San Nicolao, in provincia di Alessandria, con annesso terreno agricolo,  comporterebbe la necessità di provvedere alla sua manutenzione ed alla sua custodia, facendosi carico dei costi conseguenti. Con il ritiro della comunità di San Benedetto è indubbio che una riflessione sulla necessità di mantenerne il possesso, visto che è venuto a cadere  l’uso coerente con le finalità generali dell’ente (e, a maggior ragione, se si tiene conto che si tratta di un bene fuori dal nostro territorio), sia allo stato del tutto ragionevole. Probabilmente è il momento giusto per vendere, grazie alla ristrutturazione realizzata dalla comunità: in questo momento l’immobile è in condizioni tali che si presta ad essere valorizzato al meglio. Mi sembra una posizione di buon senso. Sullo “spacchettamento” (vendere i terreni separatamente) invece ho qualche dubbio: se vendiamo i terreni agricoli da soli, il rischio che poi alla fine ci resti in mano un immobile il cui valore commerciale sia fortemente ridotto e difficile da “piazzare” sul mercato è alto.

Sulla scorta di queste argomentazioni, in linea di principio, sarei per alienare il bene visto che, non è immediatamente coerente alla mission dell’ente ed è fuori territorio. Tuttavia, come hanno fatto presente alcuni colleghi in Commissione, non si può escludere che ci sia qualcuno che abbia un’idea diversa di gestione e sia in grado di subentrare alla Comunità garantendone un utilizzo che mantenga l’attuale destinazione d’uso ad attivita sociali. La cascina, con annesso terreno, potrebbe prestarsi ad un utilizzo sociale integrato con attività di riabilitazione legate al lavoro agricolo (per detenuti a fine pena, rifugiati, adolescenti a rischio, ecc.) ma bisogna verificare, in tempi rapidi, se ci fosse qualcuno effettivamente interessato al bene.
Ci sono probabilmente mille progetti su cui un’attività di riabilitazione di questo tipo potrebbe essere spesa. Però, concretamente, non sappiamo se il terzo settore abbia effettivamente le risorse umane, finanziarie e progettuali per gestire un’attività come questa. Io credo che i progetti sociali, in una zona così decentrata e con queste specificità, non si inventino su due piedi: ci deve essere un’idea di progetto realistica e sostenibile nel tempo (tra parentesi vorrei capire meglio perché la Comunità di S. Benedetto, dopo averlo ristrutturato la cascina, abbia rinunciato a gestirla). Non è così banale gestire servizi con queste caratteristiche. Se vogliamo esplorare questa strada, si potrebbe temporaneamente “stralciare” questo lotto dalla delibera che riguarda un’alienazione più complessiva di beni e vedere se qualcuno presenta una “manifestazione di interesse” in questa direzione.

Il problema dell’utilizzo sociale del patrimonio, in senso generale, dipende ovviamente dall’informazione che chi fa progettazione sociale ha delle occasioni che si presentano. Per il futuro bisognerà identificare modalità di comunicazione sulle opportunità fornite dal patrimonio civico e finalizzate alla progettazione sociale in grado di raggiungere la più ampia platea di soggetti possibile. E’ già successo in passato, purtroppo, che abbiamo alienato pezzi di patrimonio che potevano essere di interesse per il territorio ma nessuno ne ha saputo nulla, se non a cose fatte.

Stiamo parlando di un patrimonio pubblico il cui uso può mantenere la sua attuale finalizzazione pensata per la Comunità S. Benedetto. Credo, inoltre, che questa potrebbe essere l’occasione per l’amministrazione di attivare una procedura ad hoc che in tempi certi renda possibile una “manifestazione di interesse” da parte di un soggetto terzo. Soggetto terzo a cui chiedere un progetto di gestione dell’area in grado di restituire all’ente vantaggi sia in termini sociali, che in termini di manutenzione e valorizzazione del bene. Questa procedura andrebbe successivamente applicata per tutto il patrimonio civico disponibile e il cui uso si presti ad attività sociali o aggregative che rendono auspicabile il coinvolgimento della cittadinanza. Stiamo del resto ragionando, assieme ad altri consiglieri, ad un regolamento di “gestione partecipata” del patrimonio pubblico da parte dei cittadini attivi che presto verrà proposto all’attenzione dell’aula.

Per concludere, chiedo di aprire una finestra di 3-4 mesi  in cui sia possibile verificare la presenza di una disponibilità di questo tipo. Se, dopo questo periodo, non si trova un soggetto interessato ed un progetto credibile, si procede serenamente all’alienazione come concordato, perché, come abbiamo visto, le ragioni per vendere il bene ci sono e sono valide.

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