Ambiente / Diritti / Beni comuni

Lucio Padovani

Approvato dal consiglo comunale il regolamento sull’amministrazione condivisa dei beni comuni.

in Beni comuni, Diritti

Dopo di più di due anni il percorso istruttorio si è concluso, finalmente abbiamo portato il regolamento in aula, il percorso è stato lungo, difficile e complesso. Abbiamo dovuto armonizzare il regolamento con le altre norme presenti, visto che la sua adozione avrebbe comportato il superamento di altri regolamenti già in vigore, renderlo sostenibile dal punto di vista normativo e giuridico, tenere conto di quello che già si fa da noi, in fatto di volontariato e di cittadinanza attiva (che a Genova, per fortuna, è molto).

Purtroppo ci abbiamo messo più tempo del previsto e siamo arrivati lunghi, ora abbiamo davanti un anno di sperimentazione ma i risultati consolidati dei progetti attivati arriveranno un bel po’ dopo la conclusione del ciclo di vita di questa amministrazione, peccato.

In ogni caso, risultato non da poco, lasceremo il regolamento in eredità all’amministrazione successiva. C’è da dire che, del resto, il regolamento non è frutto soltanto di un’iniziativa locale (promossa di alcuni consiglieri) ma di un movimento che ha un respiro nazionale, sono ormai quasi un centinaio i comuni, grandi e piccoli, che lo hanno adottato.

Quali sono i vantaggi per i cittadini dell’introduzione di un regolamento per la cittadinanza attiva e l’amministrazione condivisa?

Il primo vantaggio è quello di riappropriarsi, attraverso i patti di collaborazione, del patrimonio pubblico e di poterlo finalmente percepire per quello che è, cioè un bene comune. Siamo convinti che i progetti di “cura, rigenerazione e valorizzazione” di beni e proprietà comunali “in stato di totale o parziale disuso”, favoriranno lo sviluppo di nuovo senso civico. Cosa di cui si sente un gran bisogno.

Il patrimonio di cui ci occupiamo e di cui ci assumiamo l’onere della gestione in forma condivisa e che usiamo per finalità sociali, cominciamo a sentirlo come effettivamente nostro, una proprietà collettiva da tutelare e valorizzare che, in quanto bene pubblico, ci appartiene (come ci appartiene, per  proprietà transitiva, anche tutto il patrimonio pubblico in generale) ed è per questo motivo che lo tuteliamo, lo difendiamo, lo rispettiamo e ce ne prendiamo cura responsabilmente.

Il secondo, attraverso la realizzazione di progetti, gestiti in forma condivisa, ci si misura con una sfida comune, si creano collaborazioni cooperative che possono rappresentare una forma alternativa di relazione, un antidoto ai rapporti molto orientati alla competizione ed all’individualismo a cui ci siamo purtroppo abituati. Condividendo l’ideazione e la realizzazione dei progetti si genera fiducia reciproca, si crea un tessuto di relazioni in grado di contrastare l’isolamento e la solitudine, si favoriscono aggregazioni potenzialmente stabili, si favorisce la crezione di nuovo capitale sociale, si rafforza la coesione sociale nella comunità.

Quindi tutto bene? No di sicuro, restano evidenti criticità che non ci nascondiamo, il “momento della verità” nell’applicazione del regolamento, si registrerà quando il cittadino che ha un progetto, che vuole trasformare in un “patto di collaborazione”, incontrerà la pubblica amministrazione e, sulla scorta del diritto acquisito attraverso il regolamento, chiederà di essere concretamente sostenuto e facilitato nella sua realizzazione.

Il primo rischio molto forte (come già alcuni cominciano a dire) è che, alla fine, nonostante l’adozione del regolamento “non cambi nulla” (le profezie che si autoavverano di stanno  moltiplicando), che la pubblica amministrazione, costretta misurarsi con una cronica scarsità di risorse, con una cultura orientata al rispetto degli adempimenti burocratici , non dia le risposte attese, creando come effetto rimbalzo negativo (di fronte all’ennesimo tradimento delle aspettative) disillusione, ritiro, sfiducia.

Non sarà un caso, infatti, se le obiezioni più importanti che abbiamo incontrato vengono proprio da chi deve occuparsi del “dopo”, cioè dell’applicazione concreta del regolamento.

La struttura amministrativa: In tutto il percorso ha sollevato obiezioni e osservazioni (legittime) che spesso però si sono trasformate in resistenze. Ha infatti ben chiaro che il cambiamento non è solo normativo e che, se realmente realizzato, comporta un profondo cambiamento culturale ed organizzativo della macchina amministrativa comunale e presuppone l’adozione di procedure del tutto inedite nel rapporto con i cittadini (perché non autoritative), una nuova divisione del lavoro, risorse dedicate, nuove competenze e un’adeguata formazione per il personale coinvolto. Cambiare, quando il cambiamento è potenzialmente radicale e profondo, non è per niente facile.

I municipi: hanno percepito il rischio di un parziale accentramento di funzioni e attribuzioni (con la costituzione dell’ufficio centrale) che hanno interpretato come un potenziale (ulteriore) conflitto di competenze tra “centro” e “periferia”. Noi, consiglieri proponenti, siamo per il decentramento e siamo del tutto convinti che il luogo giusto per realizzare l’incontro tra cittadini e pubblica amministrazione sia proprio il municipio, tuttavia il regolamento ha effettivamente bisogno (anche) di coerenza “sistemica”, di sistematizzazione delle procedure e del rafforzamento, a tutti i livelli  della funzione di coordinamento tra uffici ed aree del comune. Anche in questo caso però ci vogliono un disegno chiaro, una forte determinazione, risorse umane ed organizzative dedicate.

Le associazioni: si sono dimostrate preoccupate di perdere le risorse destinate fin qui alle attività di volontariato. Hanno sentito il regolamento come una potenziale minaccia e percepito il rischio che nuovi progetti in campo possono significare una sottrazione di risorse. Insomma meno risorse per chi (meritoriamente) fa già? Anche in questo caso, per superare le resistenze, siamo convinti che qualche risorsa in più bisognerà pur investirla. Si tratterà, in fase di variazione di bilancio, di prevedere delle “poste” destinate a sostenere le nuove attività che si avvieranno grazie al regolamento per depotenziare la criticità oggettiva di mettere, senza volerlo, in competizione tra loro i cittadini attivi.

Stiamo parlando però, è bene ricordarlo, di investimenti dell’ordine di un centinaio di migliaia di euro su tutta la città, pochi se si tiene conto dell’importante effetto volano che questo tipo di progettazioni (che fanno leva sulle risorse messe a disposizione della cittadinanza attiva) possono generare.

Per concludere, l’obiezione di fondo, quella più concettuale, che è stata avanzata nei confronti del regolamento (condivisa trasversalmente da più soggetti) si muove invece dalla percezione di un pericolo potenziale e cioè che il ruolo assegnato alla cittadinanza attiva ed al volontariato non si limiti ad essere un ruolo solo “sussidiario” (di sostegno) ma “vicario” (sostitutivo) dell’intervento pubblico.

Il rischio paventato è che la pubblica amministrazione, dovendo fare i conti con una cronica mancanza di risorse (questa la sostanza dell’argomentazione) si ritiri, almeno parzialmente, dai suoi compiti istituzionali e grazie alla mobilitazione della cittadinanza, si deresponsabilizzi rispetto alla sua missione, facendo in modo che  il vuoto lasciato venga coperto dalle iniziative dei volontari. L’obiezione non può essere sottovalutata, ma ha a che fare, ahimè, con la politica e con le sue scelte strategiche in fatto di destinazione delle risorse, non con il regolamento.

Noi, consiglieri proponenti, siamo fortemente convinti che la pubblica amministrazione debba continuare a finanziare, in modo significativo, sia la cura del territorio e del patrimonio, sia le iniziative di aggregazione sociale e comunitaria e che, anzi, in questa fase, complici i tagli ai “trasferimenti” dal governo ai comuni, su queste dimensioni del vivere sociale, si sia investito troppo poco, meno di quello che sarebbe auspicabile.

Siamo però altrettanto convinti che la “cittadinanza attiva” sia soprattutto, essenzialmente, un formidabile “moltiplicatore di risorse” e che, se adeguatamente sostenuta, possa potenziare ed integrare l’azione della pubblica amministrazione. Più risorse investite, maggiore è l’effetto moltiplicatore, maggiore è la qualità dei luoghi e delle relazioni, migliore è la qualità della vita in città. Per questo motivo, speriamo che, anche grazie all’adozione di questo regolamento, progetti e iniziative che vedono coinvolti, attraverso patti di collaborazione, cittadini attivi e amministrazione, diventino “virali”, diffusi su tutto il territorio del nostro comune.

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