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Lucio Padovani

La vera questione non è nient’affatto la delibera ma la necessità di chiedere sacrifici ai lavoratori

in Beni comuni, Diritti

Il problema vero è rimettere i conti di Amt in equilibrio per il 2014 e prepararsi con un’ azienda sufficientemente solida alla gara regionale, se  la soluzione non la  troviamo noi assieme al sindacato, chi la trova?

Non ci vogliamo sporcare le mani, perché siamo di sinistra e i diritti dei lavoratori non devono essere messi in discussione in alcun modo,  ma se non si fa nulla  rischiamo  di metterci in una situazione in cui saranno i conti (ed il rischio concreto del fallimento) a costringerci a trovare qualcun altro che fa il “lavoro sporco” al posto nostro. Un privato? Se si trova, ma ho qualche dubbio.  Un soggetto “pubblico” che si comporta come un privato, forse meglio?   Comunque, andrà trovato qualcuno in grado di “razionalizzare” l’organizzazione aziendale senza farsi venire troppi “mal di pancia”. Si comincerà,  come é  successo a Firenze, a lasciare a casa il personale in esubero, fregandosene dell’aspetto sociale della vicenda e subito dopo si procederà finalmente a disdettare, definitivamente, il contratto integrativo, utilizzando il passaggio di consegne per facilitare la trattativa. Del resto, se un’azienda è sull’orlo del fallimento e l’azionista non può metterci soldi, chiedere di mantenere il contratto integrativo è una cosa che non esiste in natura (se non nei servizi pubblici in cui lavoratori proprio per questo sono più garantiti).

Non sto “dalla parte dei marchionne”, ma qui se non c’è “responsabilità sociale” collettiva e si resta nei vecchi schemi, se si fantastica  che alla fine sia lo stato (cioè i cittadini) a metterci i soldi, battendosene il belino dell’efficienza nella gestione della cosa pubblica, abbiamo già perso e dimostriamo con i comportamenti concreti di non essere in grado di difendere quel  patrimonio pubblico che predichiamo solennemente di voler difendere. Se al governo, per vent’anni, c’è stato berlusconi (e ora per sovraprezzo ci meritiamo anche il governo delle larghe intese) qualche responsabilità ce l’ha anche un certo modo di fare sinistra che ha i suoi miti e i suoi riti, ma che alla fine non è credibile, perchè si dimostra incapace  di risolvere concretamente i problemi e si chiama fuori proprio quando dovrebbe invece dimostrare di saper amministrare e trovare soluzioni qui e ora (pur all’interno di vincoli e di un contesto che non si è scelto). Certo è più facile fare opposizione e non prendersi la responsabilità delle decisioni soprattutto quando sono dolorose ed impopolari.

Chiedere in definitiva ad altri di risolvere i problemi più delicati e critici, senza farsene mai carico o peggio sfilandosi nel momento della crisi, non ci porta da nessuna parte, non ne usciamo. La sfida della gestione “efficiente” dei servizi pubblici dobbiamo provare a vincerla noi,  non dobbiamo correre il rischio di lasciare le soluzioni esclusivamente in mano al pensiero ed alle pratiche del liberismo. Non possiamo lavarcene le mani, perché siamo etici e di sinistra e pensiamo che il vocabolario dell’efficienza non ci appartenga  (perché appartiene al mondo dell’impresa). I costi  delle “inefficienze” nella gestione dei servizi pubblici ricadono sempre sulle spalle dei cittadini (anch’essi lavoratori). E’ bene non dimenticarlo mai.

Al bilancio del comune mancano 120 milioni di euro,  ne abbiamo risparmiato 80 (tagliando dove possibile per mantenere i conti in equilibrio), abbiamo difeso il welfare e ci arrabattiamo per la manutenzione del territorio con risorse insufficienti, continuiamo a sostenere il trasporto pubblico (con 30 milioni, oltre ai 35 che vanno per i debiti pregressi di Amt). I soldi che arrivano alla regione da Roma per il TPL sono meno (e forse vengono distribuiti in modo non equo al comune di Genova, ma su questo si sta lavorando). Risultato, non si può mettere in equilibrio i bilanci di Amt ricorrendo, come al solito, alle casse pubbliche che sono vuote e  la ricapitalizzazione la si può fare solo se i conti sono in equilibrio (altrimenti interviene la corte dei conti bloccando l’operazione).

Se c’è da salvare l’occupazione e l’azienda e, contestualmente, la si vuole mantenere pubblica, si può quindi gridare allo scandalo se si chiedono sacrifici anche ai lavoratori di Amt? La posizione di Marco Doria è molto scomoda, il sindaco ha parecchi difetti ma non è un uomo che non dice le cose come stanno (e questo è molto poco politico). La storia si ripete, la sinistra va al governo per risolvere i problemi che hanno creato gli altri, si spera almeno che provi a farlo mantenendo una fondamentale coerenza con i propri valori (quindi meglio degli altri).

L’ho già detto in altre sedi, ma la ricerca dell’equilibrio dei conti non può essere considerata un approccio  ”economicista” e di “destra” e la difesa del reddito dei lavoratori, senza se e senza ma, un corretto approccio di “sinistra”. Di fronte alla delicata situazione i cui versano le società partecipate, se non si possono più aumentare  le tariffe, se non si hanno altri soldi in bilancio da destinare,  se non si può ridurre il servizio ulteriormente, cosa resta da fare? Ahimé, diciamocelo, con tutta l’onesta intellettuale necessaria  (per un uomo di sinistra non è facile per niente), bisogna mettere mano ANCHE all’organizzazione del lavoro, in termini di  produttività e di costi.

La questione del costo del lavoro in Amt è complicata, perché non ha a che fare solo con i livelli salariali dei lavoratori, ma forse soprattutto con il numero troppo alto di personale a terra, legato, almeno in parte (ma bisogna vedere in che misura) al tipo di lavoro, che risulta essere particolarmente usurante. Se si vuole difendere i diritti di tutti (anche di chi non è più autista), bisogna difendere l’occupazione oltre ai salari ed evitare  esuberi. La soluzione del problema non è affatto semplice (il tentativo di spostare una parte di questo personale sul traffico come “ausiliari” ha provocato la presentazione di centinaia di certificati medici) ma qualcosa bisogna inventarsi se si vuole far tornare l’azienda in pareggio.

Anche perchè, come dicevo all’inizio,  almeno in prospettiva, il problema vero è la gara sul bacino unico regionale del 2014 (che si farà se la regione, dopo aver approvato la legge sul TPL, riesce a scrivere il capitolato nei tempi necessari) quindi, mi dispiace dirlo, ma tutto il  “teatro” di questi giorni rischia di non tematizzare il vero problema che è il futuro prossimo. Amt sarà in condizioni (assieme ad altri soggetti gestori pubblici, Atp, ecc.) di presentarsi alla gara e vincerla?

Tornando ai sacrifici da chiedere ai lavoratori,  non mi sembra che si possa  in questa fase, con tutto quello che succede intorno, gridare allo scandalo, soprattutto se i sacrifici in questione non sono, al momento, rilevanti. Dall’altra parte, non c’è il padrone a cui contendere una quota del plusvalore prodotto dal lavoro, c’è un ente pubblico che gestisce i servizi con i soldi dei cittadini e che (dopo essersi accollato nel corso degli anni 600 milioni di debito per ripianare le perdite, dopo aver svenduto dighe, rimesse e  case popolari per salvare la sua azienda di trasporto)  ha le casse vuote. Più soldi ad Amt ora, senza la contropartita dell’equilibrio dei conti, significa meno servizi sociali e meno manutenzione delle strade. Ai cittadini (anch’essi lavoratori peraltro) i “sacrifici” in termini di tasse, tariffe dei biglietti, qualità del servizio, li abbiamo già chiesti, per  i miracoli ci stiamo attrezzando, ma ahimé non abbiamo ancora la possibilità di stampare il denaro che ci servirebbe per fare contenti (o meno scontenti) tutti.

Per i  lavoratori sarà sicuramente doloroso perdere le posizioni acquisite  per contribuire a mettere in ordine i conti aziendali e mettere in sicurezza l’azienda, garantendosi così l’occupazione  anche in futuro, ma si sta parlando, stando agli stessi sindacati (cosa però da verificare), di 50-80 euro, in proporzione al reddito percepito, in meno in busta paga. Bisogna tuttavia ricordare che  questi lavoratori  hanno avuto in passato dalla loro una capacità negoziale invidiabile, che altri lavoratori, sia del settore pubblico che di quello privato, hanno dimostrato di non possedere. Ad esempio, mentre il ticket dei dipendenti comunali veniva  ridotto di ben tre euro (da 10 a 7), ai dipendenti di Amt era stato  aumentato, da poco, dalla precedente amministrazione di un euro e 50. Nella mia cooperativa non si vede più  un ticket da almeno 10 anni  (e quando lo si prendeva corrispondeva agli attuali 5 euro). Certo non gliene se può fare una colpa, ma per capirsi, confrontando i contratti, il salario più basso di un dipendente Amt (senza tenere conto delle premialità, degli straordinari e dei ticket, che incidono parecchio alla fine  del mese sul reddito reale) è più alto del più alto salario percepito (da un dirigente) in una cooperativa sociale. Il reddito quindi è distribuito in modo diseguale non solo tra le classi sociali ma anche tra i lavoratori a prescindere dalle caratteristiche del lavoro che fanno.

Devono ricadere solo sui lavoratori-tramvieri, le incoerenze del sistema, le inefficienze del management e   le responsabilità della politica che ci hanno portato alla situazione di crisi prefallimentare in cui stiamo dibattendo? Certo che no, ma vista la situazione, che anche loro contribuiscano a salvare la baracca e con essa il lavoro non mi sembra un’eresia.

Il vecchio glorioso PCI, nelle regioni rosse,  ha potuto vantare, per una breve stagione, un modello di gestione della “cosa pubblica” (che prefigurava un modello di governo del paese) orientato all’efficienza, alla parsimonia, alla moralità ed al rigore soprattutto nel “maneggio” dei soldi pubblici e della pubblica amministrazione,  purtroppo quella “cultura”  non è diventata egemone e ha perso la partita, dopo nel nostro paese c’è stato l’assalto alla diligenza in nome dei propri interessi particolari a cui hanno partecipato tutti: la politica, l’amministrazione, il management e perchè no anche sindacato (ognuno deve fare il proprio mestiere).

So che quello che sto per dire è politicamente scorretto, ma a volte sono costretto a pensare che alcuni lavoratori piuttosto che essere “classe” che difende i diritti di tutti, sembrano piuttosto “corporazione” che difende soprattutto i propri legittimi interessi senza però nessuna visione generale del problema (per nulla aiutati in questo dai sindacati). Il che spiega semmai come mai gli stessi che urlano ora per i loro diritti violati abbiano tollerato senza fiatare che il mantenimento delle loro conquiste, nella fase precedente, sia avvenuto a scapito dei nuovi entrati  e dei lavoratori dell’indotto, che guadagnano un salario significativamente più basso.

Io mi sento più vicino, per storia personale, a quei lavoratori emiliani che si sono dimostrati capaci di rilevare la loro azienda sull’orlo del fallimento, investendo i soldi delle loro liquidazioni e che costituendosi in cooperativa (rinunciando all’inizio ad una parte del loro stipendio che è diventato capitale sociale),  con dedizione e abnegazione al lavoro, l’hanno fatta ripartire e l’hanno fatta a tornare ad essere nuovamente leader del mercato di riferimento, diventandone al tempo stesso proprietari. Una prospettiva da cooperatore (che i diritti se li conquista mettendoci del suo) romantica e un po’ utopica, ma sicuramente “anticiclica” (come direbbero gli economisti) e apparentemente perseguibile. Dopo tutto quello che sta succedendo in queste ore, la proposta può sembrare una provocazione (e in parte lo è), ma perché non proponiamo ai dipendenti della nostra azienda di trasporto pubblico di costituire un bella cooperativa autogestita di tramvieri?

Quanto alla delibera votata ieri, per il momento incassiamo il “risultato politico” che NON E’ UN DELIBERA CHE PRIVATIZZA ALCUNCHE’ e che, soprattutto, come risulta dalle dichiarazioni di voto, non è intenzione di questa maggioranza farlo neanche dopo (a meno di non esserci costretti). Dal mio punto di vista (e sono cinque mesi che ci battiamo all’interno della coalizione per questo risultato) non mi sembra poco! Cominciamo ora, votata la “delibera di indirizzo e di riordino” del sistema delle partecipate del “Gruppo Comune”, a spremerci tutti insieme le meningi per trovare soluzioni che “riducano il danno” per i lavoratori e per i cittadini, a partire dal piano industriale di Amt e dalla pianificazione e razionalizzazione delle politiche di trasporto pubblico in città.

Perchè non farlo prima? Buona domanda, è vero che la politica ha molte responsabilità e anche noi dopo un anno non ci possiamo chiamare del tutto fuori,  ma a questo punto chiediamo con forza al management di avere visione strategica, di suggerire soluzioni (che non siano solo il semplice taglio del costo del lavoro o dei posti di lavoro) e di fornirci quelle risposte sul piano tecnico che per il momento mancano. Non si può nascondere, tuttavia,  il fatto che esse, allo stato, dopo un anno, non siano ancora disponibili, ciò getta molti dubbi sulla capacità e sulle competenze dell’attuale direzione … forse è giunto il momento (pur non rincorrendo la ricerca,  a tutti i costi, di un capro espiatorio a cui attribuire tutte le responsabilità di una situazione  di crisi complessa e multifattoriale)  di chiedergli di passare la mano!

Le vostre opinioni

24 commenti su La vera questione non è nient’affatto la delibera ma la necessità di chiedere sacrifici ai lavoratori

Non solo condivido sino all’ultima virgola della tua analisi ma credo che ciò debba trasformarsi proprio nel metodo per rivoltare un sistema che ha permesso a una mala-politica di prendere potere allontanandosi sempre più dagli interessi delle categorie più deboli e meno protette.Un sistema che da un consociativismo ci ha portati direttamente ad una antipolitica perniciosa eternamente distante dalle categorie da me citate prima.
Uscire da una cornice aulica per metterci mani e faccia dimostrando la capacità di governare processi complessi con la consapevolezza che gli obbiettivi sono raggiungibili perchè trasparenti e con la partecipazione di tutti.
Quanto hai scritto credo debba essere elemento di reale raccolta di consenso, uscendo dalle bacheche virtuali e da stanze ristrette per confrontarsi con tutta la platea degli utenti, cittadini e lavoratori.
Credo che dobbiamo riappropriarci della parola d’ordine di essere “di lotta e di governo”.
Loris

Loris ha detto la sua il 24 nov 13 alle 9:22

Intano. bravo, evviva! Poi più tardi con calma vedo se riesco a contribuire con qualche riflessione. Ciao, buon lavoro e grazie.

Carlo Dellacasagrande ha detto la sua il 24 nov 13 alle 12:04

Questo è il quid:

“… a volte sono costretto a pensare che alcuni lavoratori piuttosto che essere “classe” che difende i diritti di tutti, sembrano piuttosto “corporazione” che difende soprattutto i propri legittimi interessi senza però nessuna visione generale …. Il che spiega semmai come mai gli stessi che urlano ora per i loro diritti violati abbiano tollerato senza fiatare che il mantenimento delle loro conquiste, nella fase precedente, sia avvenuto a scapito dei nuovi entrati e dei lavoratori dell’indotto, che guadagnano un salario significativamente più basso.”

Però quel “legittimi” prima della parola interessi ci cresce proprio, ammesso che un interesse posa essere legittimo (cosa su cui ho molti dubbi), se anche fosse però: “…fuori di una visione generale” (e di classe) legittimi proprio non lo sono.
E qui credo stia il nodo della questione, come ho cercato di dire già nei miei interventi sulla lettera di Clizia: non della questione AMT, ma della questione del ruolo dei lavoratori nel governo del sistema fino a quando questo resta fondamentalmente “di mercato”; cioè x sempre, temo. E temo che sarà per sempre anche perchè o forse proprio xchè neppure i lavoratori hanno alcuna intenzione di uscire dal mercato. Ma allora che fare? Se rinunciamo ad organizzare una presenza dei lavoratori sul terreno del governo del sistema “anche prima della rivoluzione comunista mondiale”, attorno a cosa si ristruttura un’ identità di sinistra? Renzi? ……

Carlo Dellacasagrande ha detto la sua il 24 nov 13 alle 12:33

Lucio ha efficacemente riepilogato la posizione del nostro gruppo consiliare in merito alla questione partecipate e al caso “emblematico” di AMT; mi preme però riprendere le ultime sue considerazioni che portano a constatare:
1. in circa un anno e mezzo il nuovo management di AMT ( Ravera) non è stato in grado di produrre un ventaglio di ipotesi di uscita dalla crisi per la sua azienda , dicesi piano industriale, che permettesse al sindaco e all’assessore competente di ragionare su ipotesi concrete
2. nello stesso anno e mezzo purtroppo la stessa assessora Dagnino non ha saputo da una parte sollecitare per non dire imporre al management di fare il suo lavoro ( vedi sopra), nè ha saputo rilanciare il tema della mobilità come visione entro la quale si colloca anche li TPL
Aggiungo che una delle aspettative del popolo che ha votato Marco Doria a partire dalle primarie era quella di far partire un sistema di partecipazione alle scelte dell’amministrazione : ebbene non si è visto nulla in questo senso e il tema della mobilità e del TPL , ma anche quello più ampio delle partecipate necessità di un cambio di marcia anche da questo punto di vista: costruire , e velocemente , un sistema di democrazia partecipativa che coinvolga i portatori di interesse ( i cittadini nelle varie declinazioni associative )a fianco alle organizzazioni sindacali.
In questo senso è necessario proporre una riflessione al Sindaco per un cambiamento di rotta che parta da segnali di discontinuità rispetto a questa prima fase amministrativa

Pierclaudio Brasesco ha detto la sua il 24 nov 13 alle 16:57

io credo che bisogna smetterla di contarsi delle musse o non se ne esce (doria che non decide e il grande burlando che improvvisamente irrompe sulla scena risolvendo i problemi e mettendoci soldi non suoi per finanziare gli autobus perchè non l’aveva detto prima?) A mio modesto avviso stanno cercando di mettere in mezzo doria e di disfarsene in funzione dei loro progetti di egemonia (città metropolitana, grandi opere, ecc., con l’accordo dei poteri forti di cui sono ormai anche loro espressione e sostenuti dai media locali)… in ogni caso i problemi restano tutti e l’accordo non ci avvicina alla soluzione del problema credo anzi che abbiamo fatto un passo indietro rispetto alla consapevolezza… i soldi che il comune deve trovare a fronte di un quadro molto incerto (ricavi imu) dove li prendiamo? saccheggiamo il sociale? non facciamo più manutenzione per essere travolti dalle prossime piogge? Per di più alla fine privatizziamo le linee collinari (quelle che dovrebbero maggiormente distinguere la gestione caratteristica di un soggetto pubblico perchè meno interessanti in termini di ricavi)…. quale risparmio può ricavarne l’azienda visto che i costi aziendali restano gli stessi (in sostanza se non si licenzia bisognerà trovare anche i soldi per finanziare i servizi dati in gestione ai privati)….
il paradosso di quello che sta succedendo (e che non mi spiego) è che in fin dei conti avevamo negoziato meglio noi sei della lista sulla delibera facendo scomparire dal testo (dopo lunghe ed estenuanti mediazioni con il pd) in sostanza ogni riferimento alla privatizzazione che duemilacinquecento operai incazzati di amt che chiudono un accordo in cui si parla di una privatizzazione delle linee collinari senza che se ne mai fatto menzione prima in nessuna riunione della maggioranza…
a chi serve? quali sono gli interessi in gioco? forse integrare il reddito facendo gli autisti per i privati? Avere la promessa di qualche posto di rilievo per i sindacalisti quando doria sarà andato a casa ed i poteri forti avranno nuovamente al governo gente più organica? quello che è certo è che burlando parte per la russia con una bella lista di immobili pubblici da vendere ai magnati compreso l’ex ospedale di quarto su cui si era sviluppato un movimento partecipato e si era firmato un accordo per mantenerlo pubblico.
Niente male, il sindaco “privatizzatore” che non vuole privatizzare ed il sindacato che difende la proprietà pubblica delle aziende che chiude un accordo per privatizzare le linee collinari e il grande manovratore burlando che chiude l’accordo e poi parte per svendere il patrimonio pubblico… c’è qualcosa che non torna o no?
faccio il consigliere comunale non sono coinvolto nella trattativa e negli accordi sottoscritti con il sindacato, per quel che mi riguarda il nostro lavoro è stato quello di evitare che il progetto di riorganizzazione delle partecipate passasse per la privatizzazione (e se qualcuno si legge la delibera, molti ne parlano ma quasi nessuno l’ha letta, se ne rende conto)… che alla fine la privatizzazione faccia capolino in un accordo con il sindacato dopo cinque giorni di protesta e la città bloccata ed in ginocchio mi lascia perplesso (anche il modo in cui si è conclusa l’assemblea al cap che ha votato l’accordo non lo capisco, tutta quella fretta di chiudere mi sembra sospetto) quanto alle responsabilità dell’amministrazione che dire… io sono lì da un anno e prima mi occupavo di servizi sociali forse varrebbe la pena che chi c’era prima ed ha fatto politica di professione ci dia le risposte sulle responsabilità di questa situazione che ad oggi e concordo mancano…

Lucio Padovani ha detto la sua il 24 nov 13 alle 17:14

Sono totalmente in accordo. Non trovo niente da aggiungere.

Mario Castello ha detto la sua il 24 nov 13 alle 18:01

Bene, tutte sollecitazioni interessanti e molto condivise da me ….. le studierò un poco meglio …. ma vorrei porre due questioni ulteriori:
1) i servizi come il TPL (in cui per genova integrerei la ferrovia metropolitana) vengono sempre meno finanziati da uno stato che non sa tagliare neanche il 1% della spesa …. ma perchè nessuno si batte per una tassa locale (abbassando il trasferimento ALLO stato) per finanziare il tpl e metterlo così pure gratuito a vantaggio di TUTTA la cittadinanza?
2) secondo si sbaglia sempre e si otterrà sempre meno quando si va a toccare il portafoglio di chi lavora per rimettere in riga la stessa. Bisogna pretendere più dedizione e più responsabilità al personale e investire nei “beni strumentali” a fine di eliminare il menefreghismo (tipo non ho attrezzatura e quindi non lavoro oppure mi danno mezzi scassati e quindi posso scassarli ancora di più). Questo passa inevitabilmente, non come dice Carlo passando per una gentile richiesta di allontanamento del RAvera, ma andando dentro ed eliminando, almeno, tutta la dirigenza.

luigi sessarego ha detto la sua il 24 nov 13 alle 18:14

Lucio comincia lo scritto con lo “sporcarsi le mani” e che un certo modo di fare sinistra sia irresponsabile ai doveri del saper amministrare: quando ci sono “problemi” bisogna anche saper rinunciare al salario integrativo.
Ma i “problemi” di finanziamento dei servi pubblici, vieppiù se senza tariffe di accesso come quelli sociali e socio sanitari, derivano dalla scelta dello stato di utilizzare i proventi della tassazione in un certo modo. E questo, da una parte per finanziare casta, armi e grandi opere e dall’altra per determinare le condizioni per l’uscita dello stato medesimo dall’economia.
Ma di tutto ciò Lucio non parla.

Fa invece l’esempio che il più alto stipendio in una coop sociale è minore del più basso di Amt. A parte che ‘sta cosa mi sembra un po’ inverosimile, diamo la colpa al dipendente di AMT di aver saputo difendere il suo salario? E’ questo che intende Lucio quando scrive di saper amministrare? L’efficienza deriva dall’abbassare gli stipendi a livello di quello delle coop sociali?
A me sembra di no. Ma, proseguendo nella lettura, neanche per Lucio ciò sembra sensato dato che scrive che le incoerenze del sistema, le inefficienze del management e le responsibilità della politica non devono ricadere sui lavoratori-tranvieri.

E allora? Non è di questo che dovremmo parlare? E’ oggettivo, per chi conosce le cose, che i lavoratori di AMT hanno già fatto dei “sacrifici” sia rispetto alle condizioni di lavoro sia rispetto al salario. Si stanno rimuovendo nel frattempo le cause strutturali? Direi proprio di no: qualcuno ha fatto leggere a Lucio l’articolo del Secolo con l’intervista a Guyot? Così, tanto per iniziare a raccapezzarsi.
Il Gruppo Mobilità, dove ho portato qualche contributo, nasce quale gruppo a supporto dell’attività del gruppo consiliare per l’analisi e l’individuazione di proposte e ciò anche sul tema AMT. Come WWF queste cose le avevamo dette anche al candidato sindaco Marco Doria prima delle elezioni, evidenziando la valanga che gli sarebbe caduta addosso, purtroppo inascoltati (pensava ai servizi sociali come grosso problema, povero ingenuo).
Mi dichiaro fin da subito disponibile a fare una lunga chiacchierata con Lucio (o una corta se preferisce) in modo che la prossima volta che scrive su AMT eviti di dire cose un po’, per così dire, approssimative o criticabili. Certo poi farle arrivare al sindaco sarebbe un’altra cosa, dato che non ci siamo mai riusciti in tutto questo periodo.
E di cose in questo anno e mezzo ne abbiano dette ed anche come gruppo mobilità della Lista Doria. Mi sembra però che Lucio non le abbia lette, o forse si, se quando scrive “anche noi non ci possiamo tirare del tutto fuori” non intenda non essere riuscite ad imporle nella discussione politica con alleati, assessore e sindaco.
Certo dedicare più di tre pagine a fare l’elegia del sacrifico e poi solo 18 righe alle reali cause che hanno determinato l’attuale crisi mi lasciano molto perplesso.
Mi sembra più un tentativo di difendere l’indifendibile invece di dare una prospettiva di cambiamento partendo proprio dall’analisi, che, seppur negletta in poche righe, è comunque presente. Mi associo per cui al commento di Pierclaudio.

Invito per cui a ripartire dagli ultimi due capoversi delloo scritto di Lucio abbandonando velocemente capziose polemiche sui possibili sacrifici che devono fare presunti lavoratori privilegiati per concentrarsi sulle responsabilità che devono prendersi politici, amministratori e dirigenti.
La Lista Doria è nata per questo; o sbaglio?

vincenzo cenzuales ha detto la sua il 24 nov 13 alle 18:59

alla terza riga e venuto fuori “servi pubblici”

non siamo ancora a quei livelli…

volevo scrivere “servizi pubblici”

vincenzo cenzuales ha detto la sua il 24 nov 13 alle 19:01

condivido in pieno quanto scritto da Lucio Padovani. aggiungo due considerazioni: la prima è che mi chiedo come mai il nuovo contributo della Regione arrivi solo ora e non sia stato negoziato precedentemente…e qui entra il gioco l’ambiguità (per dire poco) che il PD ha giocato a tutti i livelli su questa vicenda, la seconda è che comprensibile che molti lavoratori abbiano respinto l’accordo nel corso dell’assemblea di sabato perchè i sindacati, faisa cisal in testa, li hanno portati a spasso per 5 giorni per ottenere un risultato che, per la parte del Comune, di fatto riconferma quello che il sindaco ha detto fin dall’inizio rispetto all’impegno di bilancio 2013, alla attuale impossibilità di ripatrimonializzare l’azienda in assenza di un equilibrio dei conti ed alle previsioni 2014 avvolte nelle nebbie delle larghe intese

Pierluigi Scotto ha detto la sua il 24 nov 13 alle 19:46

Concordo in toto con l’ultimo intervento di Lucio.

L’ho già scritto: Doria ha condotto malissimo tutta la vicenda perchè e un testone malconsilgiato, vittima di un trappolone del PD.

Però, anche voi come Gruppo Consiliare non siete riusciti a far trasparire il lavoro sulla delibera che avete fatto, tra l’altra ampiamente positivo.

vincenzo cenzuales ha detto la sua il 24 nov 13 alle 22:03

Lucio, analisi e riflessioni lucidissime (entrambi gli interventi).
per limitarci all’ “affaire AMT”:
1. dal testo del’accordo sembrerebbero essere stati cancellati (correzioni manuali in sede di trattativa) termini quali “efficiente” (“…. con un’AMT più efficiente e forte …”) e “razionalizzazione” (“… mettere in atto misure di razionalizzazione e rafforzamento aziendale … “), sempre che il testo reperito sulla rete sia quello vero.
2. Relativamente al fabbisogno di 8.3 mln/€, 4.3 mln/€ li mette il Comune (ovvero tutti noi), i restanti li “deve” reperire l’Azienda attraverso misure di riorganizzazione da definirsi con le organizzazioni sindacali, ma senza intervenire né sui livelli retributivi (ci può stare) né sull’organizzazione del lavoro (ciò significa orari,turni, permessi, etc…), tutti i parametri che rendono AMT una delle realtà del TPL con la più alta incidenza del costo del lavoro sul totale dei costi aziendali … roba da mago Zurlì … essendo mago Merlino già impegnato a rendere più fluida la mobilità
Credo che l’intervista rilasciata a IL SECOLO XIX (22.11) dal fu amministratore Guyot sia sufficientemente chiara e conforti le tesi elaborate e sostenute dalla Lista (magra soddisfazione)
3. Quanto poi alle risorse che derivano dal POR FESR 2007-2013, concesse dalla Regione, temo si tratti di fondi già assegnati al Comune di Genova che vengono distratti dalle originali destinazioni e che, grazie all’efficienza della “macchina comunale”, non sono stati ancora spesi.
alla prossima puntata

belzebù ha detto la sua il 24 nov 13 alle 22:28

No, non sono d’accordo. Anche se la tua analisi contiene certamente delle valutazioni corrette, non si può più accettare che gli unici a dover fare i sacrifici siano ancora lavoratori ed utenti, non si può più accettare che l’unica soluzione sia cedere quote ai privati e non applicare i contratti di lavoro, quando sappiamo tutti dove hanno portato le privatizzazioni. Non é certamente colpa di Doria e della sua giunta, ma quando leggo che il governo propone 123,5 milioni al fondo per la non autosufficienza, e 400 milioni ai policlinici privati mi incavolo, e allora mi aspetto che anche i sindaci scendano in piazza a protestare con i propri cittadini, soprattutto quei sindaci che sono stati votati perchè dovevano rappresentare il nuovo e la rottura con il passato. I soldi ci sono, sono le scelte che si fanno per spenderli che che non vanno bene

Simonetta Astigiano ha detto la sua il 25 nov 13 alle 10:33

Sicuramente l’AMT va gestita diversamente da come è stata gestita finora. Ai tempi del mio impegno da consigliere comunale mi ricordo l’incapacità totale del direttore generale Cavagnetto finito a quel ruolo partendo da autista solo perché rigorosamente fedele al partito. E negli anni successivi la cosa non è cambiata, penso.

Carlo Schenone ha detto la sua il 25 nov 13 alle 11:57

simonetta non ho il tempo per rispondere in mod esauriente ma solo il tempo per una battuta io credo che se non si fa niente e non si dà ai problemi il proprio nome (e il problema non è solo ma anche la produttività del lavoro) rischiamo proprio di rendere inevitabile la strada che porta dritta dritta al privato con buona pace delle coscienze di sinistra….

lucio padovani ha detto la sua il 25 nov 13 alle 11:59

Vorrei che si chiarisse un concetto: “i lavoratori hanno sempre ragione?” i tanti fan che hanno dichiarato senza se e senza ma di essere a fianco dei lavoratori se si presentassero gli edili in sala rossa per rivendicare l’esecuzione della Gronda rimarrebbero della stessa opinione?
Se consideriamo che alcune coperture di AMT sono state fatte da Pericu vendendo le dighe e senza alcun sussulto da parte della categoria qualche malizioso pensiero mi viene.
Vorrei anche che si aggiustassero dei dischi rotti che continuano a parlare di privatizzazioni quando le privatizzazioni non erano l’oggetto del contendere.Forse fa figo ma non risolve nessun problema.
Il tabù che pare nessuno voglia affrontare sono i circa 600 indiretti su un organico di circa 2300 (i numeri sono approssimativi ma vicini al reale). Da quel taglio in azienda uscirebbe immediatamente una adeguata copertura che permetterebbe anche di assumere più autisti. La mobilità all’interno delle partecipate sarebbe inoltre un sistema per garantire i livelli occupazionali.
Sono indignato che la prima misura adottata per ottimizzare il servizio sia l’esternalizzazione delle linee collinari, e nuovamente con una certa responsabilità da parte di azienda/lavoratori perchè è un pessimo segnale sull’interesse verso il mantenimento di un servizio pubblico efficiente la dove sono le categorie più deboli ad usufruirne.
Ultima considerazione di carattere più politico: è evidente un giocare su più piani da parte del PD. Dal gerundio salvatore alle preoccupazioni odierne per le eventuali ripercussioni sui servizi sociali erogati.
Più volte è stato detto che è necessario un cambio di passo e questa dirigenza sta trascinando i piedi da troppo tempo. Non manderei mai Dracula a lavorare all’AVIS.

Loris Viari ha detto la sua il 25 nov 13 alle 15:47

Mi pare di capire che ci sia molta confusione e mala informazione:
1)I tagli allo stipendio ci sono già stati(mi pare di capire che qualcuno ne voglia altri) e non nella misura di 50-80 euro in proporzione al reddito percepito ma molto più rilevante e non ricorriamo ai ricatti che più soldi ad AMT significa meno servizi sociali e meno manutenzione alle strade questo significa fomentare la solita “guerra fra poveri”.
2)Siamo di sinistra ecc. ma mi pare che anche i cari compagni non vogliano affrontare la spinosa questione della dirigenza ma se i capi non sanno gestire ed organizzare è inutile risanare occorrono nuovi e capaci dirigenti ed un adeguamento dei loro stipendi che sono molto alti mentre quelli dei nuovi assunti sono pari a quelli di un qualsiasi dipendente pubblco!
3)Non mi pare abbia un senso esternalizzare i servizi collinari che comunque dovranno essere pagati.
4)Anche i lavoratori non sono stati contenti di nè come si è votato nè di quanto ottenuto.

Edmea Mariotti ha detto la sua il 25 nov 13 alle 18:02

No, i lavoratori non hanno sempre ragione, e certo, bisogna affrontare il tema della produttività, infatti ho scritto che molte cose nell’analisi di Lucio sono giuste. Se gli edili scendessero in piazza perché vogliono la gronda, lo hanno già fatto, cercherei di spiegare loro che avrebbero molte più possibilità di lavoro se , anziché una grande opera si facero le migliaia di piccole opere di cui c’è bisogno. Ma vedi, il problema è simile a quello che ho vissuto e sto vivendo sul posto di
Lavoro: non ci sono soldi, non si può andare avanti così, voi (ricercatori) siete dei privilegiati, noi facciamo la fusione. Protesti? Fai proposte diverse? Chiedi garanzie e certezze? Beh, noi proviamo poi vedremo che avrà ragione. Questo è il problema. Si prendono decisioni dopo di che non è più possibile modificarle perché nessuno è più disponibile ad ascoltare, ad accettare possibilità alternative. Se però questo viene dal gerundio e co. non mi stupisco, se viene da chi si è presentato come il nuovo mi incavolo. Dov’è la democrazia partecipata, la condivisione? Come ha scritto Cenzuales, chi ha ascoltato e preso in considerazione le proposte fatte? Nessuno, più facile chiedere sacrifici ai lavoratori e aprire ai privati. Questo contesto, anche se i lavoratori non hanno sempre ragione.

Simonetta Astigiano ha detto la sua il 26 nov 13 alle 6:57

Ho dimenticato una cosa. Il problema della produttività si affronta solo se si fa un’analisi accurata di dove sta il problema e per farla occorre chiedere ai lavoratori, non alle segreterie sindacali o, men che meno, alle direzioni spesso responsabili di quelle stesse improduttività. Sacche di inefficienza e di fancazzisti ci sono ovunque e credo siano praticamente fisiologiche, ma l’eccessiva burocratizzazione e verticalizzazione non fanno bene, perché impediscono ai lavoratori di sviluppare un sano senso di appartenenza. Lo dico per esperienza diretta!

Simonetta Astigiano ha detto la sua il 26 nov 13 alle 7:40

sembra che facciamo finta di non comprendere o si ignorano i numeri. Una azienda con circa 2300 addetti non può reggere con circa 600 indiretti. Nessuno chiede la rottamazione di questi lavoratori, e naturalmente una parte è necessaria, ma credo che la mobilità all’interno delle società partecipate di una parte di loro sia una soluzione di ragionevolezza. Riportare a cifre accettabili tra “autisti” che sono quelli che hanno le retribuzioni più basse e amministrativi è fare una politica di buona amministrazione. Vuol dire non dover vendere una ulteriore ipotetica diga per sopperire al presente lasciando inalterato il problema per il futuro.

Loris Viari ha detto la sua il 26 nov 13 alle 8:33

Ultimissima replica, prometto!
Infatti, Loris, ho detto che ci vuole un’analisi accurata dei problemi che hanno condotto allo sfascio, e sono certa che uno sia proprio quello che indichi tu, è il problema di tutte le aziende pubbliche che sono state usate dai politici per ottenere consenso elettorale. La mobilità, la formazione e la ri-collocazione sono vie percorribili, tenendo conto dell’età e delle competenze., ma anche per quello servono investimenti, nessuna riorganizzazione, se ben fatta, può essere a costo zero. Sempre per esperienza diretta come ben sai!

Simonetta astigiano ha detto la sua il 26 nov 13 alle 23:35

Ho molto apprezzato il “resoconto dal fronte” di Clizia e l’analisi del “lucido Lucio”.
Non sottolineo ulteriormente nel merito.

Ma quanto dice Pier Scotto e poi il secondo intervento di Lucio mi fanno anche pensare che ci sia un qualcosa in più da capire sulle dinamiche politiche (?!?) complessive in atto. Visto a distanza il comportamento di sindacati e media appaiono di fatto perfettamente coerenti ad una sorta di “sceneggiatura” quasi studiata apposta più che per risolvere il problema prima di tutto per enfatizzarlo e lasciar scorrere malpancismi vari, a consolidare il luogo comune (mediatico/partitico) di un Sindaco “poco decisionista” da un lato e di abili demiurghi dall’altro capaci di risolvere i problemi.

Quasi a riproporre – in modo subliminale – il modello del “lasciate lavorare gli esperti che risolvono i problemi” che è stato una delle perniciose ricadute del berlusconismo nella testa e nel comportamento anche del “popolo di sinistra”.

Anzichè capire la struttura profonda dei problemi e trovare – magari (più) collettivamente – composizioni “di sinistra” fra diritti diversi (vedi il tendenziale conflitto fra investimenti sul trasporto locale vs “sociale” che, NELLE CONDIZIONI STORICAMENTE DATE, non è un fatto ideologico ma, ahimè, una concretissima e incombente dinamica di bilancio), assumendosi la responsabilità di scelte anche non facili, si privilegia l’equilibrio fra gli interessi dei più forti o protetti; la ricetta che si propone sembra essere quella di affidarsi fideisticamente ai (soliti) taumaturghi, capaci di muovere le leve del potere per il bene di cui loro si propongono come i soli interpreti. Un ricatto da respingere. Forse addirittura una trappola.

Al di là delle dietrologie, continuo a pensare che se si vuole agire da sinistra BISOGNA PRIMA DI TUTTO CAPIRE entrando FINO in fondo nel merito, assumendone i vincoli per valutare meglio le opportunità concretamente esigibili, che, quelle sì, dovranno essere orientate dai valori della solidarietà, dell’egualitarismo, dei beni comuni.

Ovviamente sono di parte ma preferisco l’onestà intellettuale, il costante tentativo di spiegare – anche a costo di dire cose sgradevoli – la struttura dei problemi e la tensione a trovare soluzioni che partano da questa consapevolezza esplicitata e in qualche modo condivisa o almeno correttamente comunicata in tutte le sedi.

Non sarà partecipazione ma ne è almeno un presupposto fondamentale; che altri modelli dell’agire politico ci hanno negato, ci continuano a negare e probabilmente ci negheranno in futuro (vedi ad esempio http://www.minimaetmoralia.it/wp/matteo-renzi/).

francesco colloca ha detto la sua il 27 nov 13 alle 9:55

Torno a ripetere (scusate).
Sono quindici anni che seguiamo, come WWF, le vicende di Amt e della mala mobilità cittadina (compreso l’affaire Transdev/RATP). Questa esperienza maturata è stata messa a disposizione per una condivisione e discussione collettiva, nell’ex Comitato Doria Mobilità.
In questo contesto abbiamo tentata un’analisi approfondita del fenomeno e ciò ha anche determinato atti della stessa Lista Doria, puntualmente sconfessati dall’assessore, coperta, purtroppo, dal sindaco.
Comunque, con chi vuole potremo tornarci sopra, ma non si dica che le analisi non esistono.

Ad esempio, la questione degli “indiretti” ossia dei dipendenti non direttamente impegnati alla guida dei bus. Non so dove Loris abbia assunto la sua convinzione ma il rapporto 1/3 – 2/3 tra indiretti e diretti e la normalità delle aziende italiane, così come ben specificato da una ricerca fatta un paio di mesi fa dall’associazione Controcorrente

vincenzo cenzuales ha detto la sua il 28 nov 13 alle 22:06

nella mia organizzazione gli indiretti sono sei, di questi quattro sono a carico della cooperativa (un presidente, un vicepresidente e un responsabile qualità la cui somma in termini di impiego orario fa un po meno di due tempi pieni, un responsabile dell’amministrazione e una segretaria amministrativa la cui somma in termini di orario fa un po meno di due tempi pieni) gli altri due sono “pagati” dal comune attraverso le convenzioni come coordinatori di centro servizi (a tempo parziale: uno a 30 e l’altro a 19 ore, inquadrati all’ottavo livello in quanto coordinatori di strutture organizzative complesse e laureati) tutte queste persone a parte il presidente (che ha anche un’indennità di carica e i gettoni del cda) hanno un reddito più basso del più basso salario di un dipendente di amt. Stiamo parlando di un’organizzazione che ha centocinque dipendenti. Evidentemente le ricerche di controcorrente non tengono conto della cooperazione sociale… magari il dato riportato sarà anche quello un elemento di debolezza del sistema paese… difficile competere se così poca gente sta sulla linea a produrre concretamente il servizio e tutti gli altri si occupano di back office! Forse varrebbe la pena di prendere esempio da noi… magari dandoci qualche risorsa in più e smettendola di menarcelo sulla presunta inefficienza del sistema dei servizi sociali…

Lucio Padovani ha detto la sua il 02 dic 13 alle 12:20

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