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Clizia Nicolella

Marco Cavallo a Genova

in Diritti

Un cavallo chiamato Marco ha appena visto la luce  nel padiglione “L” dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste. E’ una promettente  sera di marzo e Marco in un gesto generoso rompe i muri del manicomio  ed esce all’aperto. D’altra parte Marco è un cavallo blu, nella coda corta oscenamente ostentata su un deretano sgraziato, nei fianchi tozzi, nelle coste a vista,  ricorda Ronzinante, uno che  di sogni matti, di slanci generosi, di guerre all’ingiustizia ne sa qualcosa. D’altra parte il direttore del manicomio di Trieste è Franco Basaglia, uno che sull’incontro tra persone, sui muri abbattuti ha costruito una teoria terapeutica e un’avanguardia scientifica che ancora stacca il nostro paese dall’Europa, figurati il resto del mondo. Marco è fuori. Il giorno dopo, il 23 marzo 1973 lo seguiranno per le strade di Trieste,i malati del manicomio, medici infermieri artisti e  cittadini sollevati dal gesto dirompente di Marco, quello che per uscire rompe i muri.

Oggi e domani Marco Cavallo è a Genova  cavalcando la causa della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Ci sono voluti 40 anni dopo la chiusura dei manicomi e una commissione d’inchiesta del senato della repubblica per decidersi a chiudere un orrore  dove ai detenuti-pazienti era tolto tutto, fino al midollo dell’essere.

Il messaggio di Marco è ancora attuale, ancora quello che gli fu affidato dagli artisti, dagli operatori  sanitari e dai matti nel 73:  perchè il “manicomio” smetta veramente di esistere bisogna che  diventi anche fisicamente un ambiente decoroso, la calce ai muri, gli armadi che si chiudono, i bagni puliti, le mattonelle ferme al pavimento (se pensate che Marco Cavallo avesse poche pretese , domani fatevi un giro in qualche ospedale che dico io). Bisogna che a chi assiste le persone con malattie mentali, nel duro compito di costringere la liberta’ degli altri e la propria, siano riconosciute le giuste e dignitose condizioni di lavoro. Per ultimo Marco ricorda che perchè i malati abbiano effettivamente la possibilità di uscire, devono essere offerti loro percorsi terapeutici e possibilità: casa lavoro socialità.

Oggi Marco Cavallo è a Genova per parlare della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari,  qualcosa ci suggerisce a proposito di  altri muri che nascondono orrore vergogna abbandono e perdizione,  per esempio le nostre carceri, per esempio i centri di permanenza  temporanea, ci obbliga a fare i conti con il nostro rapporto con i diversi, quelli dentro, malati e no, pericolosi e no.

Questa sera  in Piazza De Ferrari Marco  è stato accolto da un corteo di lavoratori e dai membri del Coordinamento per Quarto, Il teatro dell’Ortica ha allestito in suo onore uno spettacolo nel porticato di Palazzo Ducale.

L’ ex Ospedale Psichiatrico di Quarto, è  stato sottratto al progetto di vendita ideato  dalla Regione Liguria per arginare il debito cronico dei conti sanitari, ed affidato alla disponibilità del Comune di Genova. Il Coordinamento per  Quarto ha saputo sintetizzare le istanze delle famiglie dei pazienti, degli operatori, dei cittadini nel rivendicare la fruibilità pubblica, l’uso sociale e la destinazione sanitaria  dell’area. Ora è il momento di dare concretezza all’idea di uno spazio che dia  continuita’ all’assistenza psichiatrica, che in qualche modo interpreti  la rivoluzionaria istanza della proposta di Basaglia, offrire nei manicomi, alle persone, a quelle sane, e a quelle malate, quelle dentro e quelle fuori un luogo d’interazione, complici l’arte la musica e il teatro. Un movimento di questa intensità merita la disponibilità da parte dell’ammistrazione di avviare un ragionamento condiviso, verificando la disponibilità di tutti,   attingendo da ognuno competenze intelligenze e creatività e dando loro spazi e risorse.

Marco Cavallo oggi è a Genova, i muri stanno crollando, è il momento di entrare nei manicomi. Siete pronti?

Le vostre opinioni

1 commento su Marco Cavallo a Genova

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nel cuore della pazzia / c’e’ una serra di fiori/ raggi verdi di luce filtrata da lattughe appese alle sbarre delle finestre / e un vapore fumante al centro della camerata / che mi fa vaneggiare/ di piccole gemelle/cresciute fra queste mura /di marionette e ballerini/ venuti per salvarle /muri scrostati, pareti bucate, letti trafitti/per gli amori imbucati su copertine consunte/ di riviste per soli uomini./
C’e’ l’hai un a sigaretta,/no leggo solo fumetti/ per uscire da queste porte chiuse per aprire il mio comodino /con il mio spazzolino/che non ho mai avuto / Ce l’hai qualche spicciolo/si ho ancora qualcosa/ due occhi per cercare i tuoi sempre abbassati/ due orecchie per ascoltarti anche se non posso capirti/ una lingua per dirti non ho paura di te non aver paura di me / una mano per prendere la tua e venire via da questa solitudine / per un attimo /che mille attimi fanno una vita.

natalina ha detto la sua il 14 nov 13 alle 22:45

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