Ambiente / Diritti / Beni comuni

Enrico Pignone

Materiali Post Consumo non sono rifiuti

in Ambiente

Intervento in Consiglio Comunale del 23 ottobre 2012

Con il “rasoio di Occam” si identifica un principio che è alla base del nostro pensiero scientifico, per cui si ritiene che non vi è motivo alcuno per complicare ciò che è semplice e  all’interno di un ragionamento vanno invece ricercate la semplicità e la sinteticità.

Ciò significa che – tra le varie spiegazioni possibili di un evento – bisogna accettare quella più “semplice”, intesa non nel senso di quella più “ingenua” o di quella che spontaneamente affiora alla mente, ma quella cioè che appare ragionevolmente vera senza ricercare un’inutile complicazione aggiungendovi degli elementi causali ulteriori.

Io direi che il tema dei rifiuti, e badate bene che non ho detto “problema dei rifiuti”, potremmo affrontarlo proprio usando questo metodo, senza ovviamente banalizzare e poiché le parole sono importanti e siamo consapevoli della necessità di un cambiamento culturale, sottolineo che sono solito usare il termine “materiale post consumo” al posto di “rifiuto”, che porta in sé un’accezione negativa.

Partiamo da alcuni dati concreti:

1)       Necessità di mettere in sicurezza la discarica:

considerata la “pericolosità” di una discarica come riferibile alla sua capacità di diffondere liquami (percolati) nel terreno, lasciando in secondo ordine l’effetto delle emissioni di biogas ed incidere sull’effetto serra.

2)       Necessità di applicare le direttive legislative considerando la gerarchia in ordine di priorità di ciò che costituisce la migliore opzione ambientale.

Con la pubblicazione del D.Lgs n. 205 del 10 dicembre 2010 è stata recepita nell’ordinamento italiano la direttiva europea 2008/98/CE in materia di rifiuti.

Tale direttiva ha introdotto significative novità, volte a rafforzare i principi della precauzione e prevenzione nella gestione dei rifiuti, i quali spesso sono messi in secondo piano. Tali principi fondamentali, spesso ignorati, sono regolamentati dagli articoli 179 e 180 del D.Lgs n.152 del 2006.

Per quanto attiene ai criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, la gestione deve avvenire nel rispetto della seguente gerarchia:

a) prevenzione;
b) preparazione per il riutilizzo;
c) riciclaggio;
d) recupero di altro tipo;
e) smaltimento.

3)   Necessità di mantenere la gestione a controllo pubblico

Non possiamo certo nasconderci dietro ad un dito, e non ritenere possibile in questo ambito il rischio di infiltrazioni mafiose, che ha già visto anche la nostra regione coinvolta.

Pertanto, chiediamo un percorso trasparente, che possa prevedere anche forme di controllo da parte dei cittadini, che assicuri materiali di provenienza certa e che possa prevedere il tracciamento di tutta la filiera.

E a questa amministrazione chiediamo, semplicemente, che vengano messi a sistema tutti gli impianti e l’organizzazione di raccolta, affinché puntino a raggiungere gli obiettivi che ho elencato sopra:

. una raccolta che sia esclusivamente differenziata e separi la componente organica dal resto dei materiali finalizzati al riciclo, superando definitivamente l’indifferenziato.
. la costruzione degli impianti di separazione e trattamento per la produzione di biogas, al fine di produrre energia oppure per essere utilizzato, come avviene in Germania, nelle linee del gas domestico
. la progettazione e la costruzione di un impianto per la produzione di compost, che potremmo utilizzare nelle filiere agricole
. un buon servizio ai cittadini (utenza privata e commerciale), che faciliti il conferimento e la separazione del materiale post consumo
. una tariffazione, proporzionata realmente alla produzione di materiale non differenziabile

Tutti impianti e modalità ampiamente consolidati, non pericolosi, poco costosi e, non ultimo, realizzabili subito.

Intercettando e trattando la parte organica avremmo le condizioni per mettere in sicurezza la discarica e supereremmo così anche le “emergenze psicologiche”.

Concentriamo finalmente l’attenzione anche a sostenere e incentivare quell’imprenditoria, che potrebbe investire nelle attività di trasformazione dei materiali post consumo, provenienti dalla raccolta differenziata finalizzata al riciclo.

Vorrei oggi ribadire la priorità di incidere con politiche di riduzione alla fonte, senza le quali non potremo mai avere un controllo del materiale post consumo, ma nello stesso tempo dobbiamo anche iniziare a pensare ad una produzione responsabile, che richiede non solo migliori conoscenze scientifiche, indispensabili per assumere delle decisioni, ma anche un forte impegno morale e un senso civico dei propri doveri.

Un dovere morale e civile nel rispetto dei diritti delle future generazioni a cui non possiamo lasciare in eredità un ambiente sempre più degradato – dobbiamo modificare il nostro rapporto con la natura, evitando tecnologie che potrebbero determinare processi irreversibili, noi dobbiamo

agire secondo scienza e coscienza.

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