Ambiente / Diritti / Beni comuni

Lucio Padovani

Testo preparatorio per lavoro gruppo consiliare su delibera Welfare

in Diritti

Ci troviamo di fronte a una crisi della finanza pubblica senza precedenti, gli effetti della contrazione di risorse per il welfare municipale rischiano di essere devastanti. Come se ne esce? Ci sono alternative alla strada più semplice di effettuare tagli lineari, sacrificando sull’altare dell’equilibrio di bilancio la prevenzione, alcuni servizi, la professionalità e le reti di collaborazione costruite faticosamente in questi anni, come ci ha anticipato in commissione l’assessore? C’è la possibilità di uscire “vivi” da questa fase cercando di porre le basi per costruire un sistema di servizi coprogettato, stabilizzato, governato ed in grado di affrontare il futuro? Si può, come si dice spesso, un pò retoricamente, uscire dalla crisi utilizzandone le potenzialità trasformative?

L’unica strada che ci resta è quella di costruire un’alleanza per il welfare municipale, un patto cittadino che veda il coinvolgimento di tutte le forze che in qualche modo hanno interesse a difenderlo: il forum del terzo settore (che coordina  associazionismo, volontariato e cooperazione), le consulte (diocesana e handicap), le organizzazioni sindacali (in particolare i confederali), la Regione (ai massimi livelli), gli operatori sociali (pubblici e privati), le forze politiche (almeno quelle più sensibili). Si può cercare di costruire un percorso che provi a governare  la crisi realizzando l’obiettivo della condivisione di un progetto comune, attraverso AZIONI successive che si potrebbe ipotizzare come segue:

1.   COSTITUZIONE UNITA’ DI CRISI (supervisionata dal Sindaco) composta da: assessori (servizi sociali,  educativi, bilancio), dirigenti del comune (Sartore, ecc.), delegati del terzo settore (forum e consulte), rappresentanti del sindacato, che elabori ipotesi e proposte e le condivida con il consiglio comunale. L’unità di crisi ha il compito di creare le condizioni (politiche, tecniche e gestionali) perché le azioni di “fronteggiamento” si realizzino effettivamente nei tempi previsti, nonché quello di negoziare e gestire  eventuali conflittualità e resistenze.

Compito del gruppo: affrontare la crisi cercando di “ridurre il danno”. Tempi: breve periodo

1.1  Lavoro sul bilancio: per limitare la contrazione delle risorse a disposizione per il welfare, agire su tutte le voci di spesa su cui si possono effettuare risparmi  per finanziare i servizi. E’ necessario produrre soluzioni concretamente perseguibili. Quindi, tutte le idee che circolano a proposito di un ri-orientamento di risorse a favore dei servizi sociali (anticipate giovedì in commissione) devono misurarsi sia con un piano di effettiva fattibilità, sia con un crono-programma stringente (anche idee buone non è detto  si possano realizzare in tempi brevi). Lavoro da realizzare con un forte collegamento con il consiglio comunale e le forze politiche.

1.2  Difesa dell’occupazione: se necessario, verificare la percorribilità dell’utilizzo di ammortizzatori sociali (contratti di solidarietà, cassa integrazione?) per difendere l’occupazione, di concerto ovviamente con i gestori e le organizzazioni sindacali

1.3  Revisione voci di spesa: ipotesi di riduzione percentuale delle prestazioni (?) e degli importi per l’acquisto di beni e servizi per fronteggiare il delta delle risorse (che comunque ci sarà) condivisa con i gestori (ed il sindacato?)

2.    COSTITUZIONE GRUPPO GUIDA (evoluzione dell’unità crisi in gruppo di pilotaggio della riprogettazione e governo e dell’innovazione) che vede coinvolti nuovamente al suo interno forum, assessori, municipi (in qualche modo, ragionare come), organizzazioni sindacali, consulte,  operatori, e Regione (il cui ruolo è qui decisivo,  nelle due direzioni di mettere a sistema le risorse e di concordare nuove modalità di affidamento coerenti con le linee guida regionali). Avvio della fase effettiva di ridisegno dell’architettura del sistema, sostenuta e condivisa da un’ampia platea di stakeholder nel ruolo di protagonisti della progettazione, che garantisca condivisione della visione, innovazione e messa a sistema di tutte le azioni.

Compito del gruppo: ripensare un sistema di servizi in grado di affrontare il futuro, produrre innovazione, governare il cambiamento. Tempi: medio periodo

2.1  Avvio riprogettazione: Ri-allineare domanda e offerta, ridisegnare politiche e servizi (la dove, dopo un’analisi ponderata, se ne riveli la necessità), in funzione dei bisogni degli utenti e delle esigenze dei territori. Definire un quadro complessivo in cui le scelte di investimento siano messe all’interno di una visione strategica complessiva di medio-lungo periodo. Strumento della riprogettazione sono i tavoli tecnici misti composti da operatori del pubblico e del privato (peraltro già al lavoro), luogo dove si avvia il confronto tecnico sulla scorta di dati e si cerca di produrre idee, analisi condivise, ipotesi in grado di sostenere la ridefinizione dei servizi in campo o il loro consolidamento. Ipotesi e analisi che verranno sottoposte al tavolo di Regia “politico”. La parte più critica di questo lavoro resta quella del percorso di costruzione di una visione realmente condivisa e partecipata, frutto di un dibattito pubblico sostenuto da dati e argomenti e basato su evidenze.

2.2  Messa a sistema risorse: fare affluire sul sistema nuove risorse, fare in modo che quelle che ora si “sprecano” o quantomeno si impiegano senza nessuna visione di sistema, affluiscano intorno a idee condivise ed a una visione strategica comune. Mettere a sistema tutte le risorse significa “controllare”, governare, l’uso di tutti i finanziamenti, anche quelli che provengono da fondazioni, progetti europei e dalla stessa Regione e che vanno direttamente ai soggetti di terzo settore. Se in passato l’uso di queste risorse ha favorito l’innovazione,  in questo momento di grave difficoltà non ci si può permettere  che vengano impiegate senza che ci sia un accordo comune sulle priorità. La PA potrebbe (perché ne ha la facoltà, tutte le progettazioni, anche quelle europee, hanno bisogno dell’esplicito consenso dell’istituzione e della firma dei funzionari), “fare filtro” sull’impiego di queste risorse, attraverso un uso ponderato del “sostegno al progetto”, condizionandolo alla condivisione reale degli indirizzi da parte delle pubbliche amministrazioni. Le progettazioni indipendenti non vanno inibite, ovviamente, ma devono essere sostenute solo se coerenti a una visione di sistema condivisa in cui le priorità sono chiare e su quelle si investe.

2.3  Lotta agli sprechi: Lavorare, con determinazione e costruendo un effettivo consenso in consiglio comunale (che, a parole, già ci sarebbe, a giudicare dall’ultima commissione, ma come si suol dire, tra dire e il fare), su un possibile ri-orientamento della spesa (in questo caso con tempi più lunghi ed in modo più ponderato). Abbiamo infatti detto che si intende per “partite correnti” non solo la spesa per il welfare ma anche la spesa per la struttura. Qui c’è tutto il capitolo del taglio gli sprechi e alla lotta alle inefficienze che non vanno cercati, come è capitato fin qui,  solo all’interno del sistema dei servizi, ma anche nella struttura comunale e nella gestione delle partecipate. Si possono sul serio drenare risorse significative attraverso l’efficientamento? Non è certo, ma è bene esplorare questa strada, perché se gli sprechi ci sono è politicamente ed eticamente corretto investirli in spesa per i servizi e per il territorio.

2.4  Modalita’ di affidamento: Vanno superati, nei limiti del possibile, i meccanismi di assegnazione della gestione dei servizi attraverso gli appalti competitivi, che mostrano limiti evidenti e favorire la costruzione di reti collaborative e partnership pubblico-privato. L’utilizzo di nuove modalità di affidamento (concessioni, patti di sussidiarietà, società miste) ha il vantaggio di coinvolgere attivamente le organizzazioni terzo settore nella programmazione e nella gestione dell’innovazione. Si tratta di applicare e rendere operative sia le Linee guida regionali (che vanno in questa direzione), sia il TESTO UNICO per il terzo settore approvato recentemente, il tutto prevede, da un lato, una forte regia pubblica ma, dall’altro, anche una forte cooperazione fra attori e sistemi.

3.    Influenzare le politiche nazionali: fare azioni di “moral suasion” per costringere il governo o i governi che succederanno a rifinanziare le pubbliche amministrazioni (e implicitamente il welfare). L’idea, nata nella commissione welfare, è quella di una grande manifestazione a Roma per la difesa delle amministrazioni locali e del welfare, che veda, questa volta, il coinvolgimento, non solo dei sindaci, ma di tutti i consiglieri d’Italia. Una manifestazione di questo tipo (che coinvolgerebbe sia destra che sinistra, come avvenuto per le proteste dei sindaci) potrebbe avere un forte impatto simbolico. Si tratta di sfidare la politica dei partiti e vedere se si riesce organizzarla.

4.    COMUNICARE IL PIU’ POSSIBILE: Coinvolgere, a tutti i livelli e il più possibile, la cittadinan-za, il territorio (i municipi) e gli operatori fare conferenze stampa in cui la situazione sia portata a conoscenza di tutti, le informazioni che circolano sono ancora molto limitate, non a tutti la situazione del bilancio è chiara del tutto, la disinformazione genera diffidenza e conflitto, l’informazione condivisione e sostegno alle scelte. Per esempio, l’analisi dei bisogni sociali e la loro trasformazione avvenuta come conseguenza della crisi, presentata in bozza in commissione perché non renderla pubblica (workshop) nelle forme opportune?

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